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  • Restauri - Restauri conclusi
  • Stendardo di San Giovanni Battista, Città di Castello

  • La fondazione di Roma, Gerardo Dottori

  • Calzari pontificali con arabesco, Museo della Spiritualità, Castel Sant'Elia

  • Portiera Oddi-Montesperelli

  • Il mosaico pavimentale di Dioniso, Colonia

  • Camice di Pio IX

  • Calzari pontificali con iscrizioni pseudo-cufiche, Museo della Spiritualità, Castel Sant'Elia

  • Turbine antologia, Stefano Arienti

  • La Resurrezione di Lazzaro di Caravaggio, Messina

Restauri conclusi

  • La Resurrezione di Lazzaro di Caravaggio, Messina

    scheda di restauro in costruzione

    La lunga storia dell’ISCR (ex ICR) è contrassegnata da opere di Caravaggio.

    Esaminando gli interventi eseguiti dal 1942, a soli tre anni dalla fondazione, di Caravaggio sono state accolte complessivamente diciotto opere di cui otto solo per indagini e undici per un intervento di restauro completo[1]: molte di esse sono state recentemente sottoposte a controllo nell’ambito del piano di revisione dei restauri ICR, a partire dagli anni Cinquanta.

    La finalità del progetto è quella di individuare eventuali criticità e attivare linee di ricerca scientifica che consentano di affrontare più correttamente il problema. Nelle opere fino ad ora esaminate emerge una perfetta tenuta degli interventi strutturali (foderature, telai, consolidamenti) ma si evidenzia un’alterazione, più o meno accentuata, delle vernici protettive e dei colori utilizzati per la reintegrazione pittorica.

    E’ questo il caso anche della Resurrezione di Lazzaro, proveniente dal Museo Regionale di Messina. Nonostante il dipinto sia stato spesso descritto come in pessime condizioni, non si può definire cattivo il suo stato di conservazione; l’impressione è legata al fatto che la composizione “si vede male”, fattore che ha da sempre condizionato gli interventi di restauro -quattro in quattro secoli- nel tentativo di aumentare la leggibilità delle figure,  non comprendendo l’originale tecnica esecutiva caravaggesca. Va comunque evidenziato che il fenomeno dell’alterazione della vernice era talmente accentuato da disturbare ed effettivamente distogliere l’attenzione dalla estrema efficacia della rappresentazione.

     

    La direzione dei lavori è di Daila Radeglia (ISCR) e Caterina Di Giacomo (Museo Regionale di Messina) mentre l’intervento è stato eseguito e coordinato da Anna Maria Marcone con la collaborazione di Carla Zaccheo ed Emanuela Ozino Caligaris.
    Il contributo dell’associazione Metamorfosi ha inoltre consentito il supporto nel lavoro di alcuni ex-allievi dell'Istituto: Federica Cerasi, Alessandra Ferlito, Giorgia Pinto, Elena Santoro e Mauro Stallone.
    Si desidera qui ringraziare Gianfranco Zecca, del Polo Museale Romano, per la realizzazione della documentazione fotografica prima dell'intervento di restauro e Domenico Bontempi per la preziosa e indispensabile collaborazione logistica.

     


    [1] I dipinti restaurati sono: Il seppellimento di S.Lucia di Siracusa (1942-47), l’Adorazione dei pastori, la Resurrezione di Lazzaro (1951), La Natività (1952) , la Decollazione di san Giovanni Battista e il San Gerolamo (1956-57), le Storie di san Matteo (1965-66), la Canestra (1966), l’Annunciazione di Nancy  (1967-69).

     

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  • Calzari pontificali con arabesco, Museo della Spiritualità, Castel Sant'Elia

    Questi sandali pontificali fanno parte del significativo insieme di 29 paramenti liturgici, recentemente restaurati presso l’ISCR, provenienti da Castel S.Elia (VT). Rispetto alle altre due paia di calzari appartenenti al medesimo complesso, ed anche in confronto con sandali pontificali esistenti in diverse collezioni europee, questi appaiono singolarmente ben conservati; di particolare pregio sono inoltre la qualità formale e la ricchezza decorativa. La necessità di restaurare questi oggetti ha offerto al Laboratorio manufatti in cuoio l’occasione per affrontare in modo approfondito le problematiche conservative delle calzature.

    La fabbricazione è probabilmente avvenuta in una bottega artigiana del XIII secolo dell’Italia meridionale, e precisamente siciliana, attingendo alla tradizione manifatturiera islamica. Tuttavia non sembrano esservi elementi, allo stato attuale delle conoscenze, che consentano di confermare con certezza tale ipotesi. Sebbene nella letteratura esistente vi siano dei riferimenti alla manifattura delle pelli e del cuoio, essi rimandano quasi esclusivamente alla legatura, arte fiorente per diversi secoli a causa dell’importanza attribuita al libro sacro, il Corano. Si ritiene peraltro in linea generale che le tecniche di decorazione del cuoio si siano sviluppate principalmente nel Vicino Oriente, e che la loro diffusione in Occidente si avvenuta soltanto in un momento successivo.

    Il sandalo pontificale costituisce una particolare tipologia di calzatura liturgica, utilizzata durante alcune cerimonie religiose, come la messa pontificale. A queste calzature cerimoniali fu attribuito il nome sandalia probabilmente nel IX o X secolo; esse divennero parte distintiva dell’abbigliamento liturgico del vescovo intorno al X secolo. Ne sono giunti fino a noi diversi esempi databili al XII-XIII secolo, accomunati da una foggia particolare che, secondo alcuni, rappresenterebbe un’evoluzione formale della tipologia di calzatura romana detta campagus. Questa era una scarpa aperta assicurata al piede mediante un sistema di lacci e indossata generalmente dall’aristocrazia o dagli ufficiali dell’esercito; tale tipologia si sarebbe modificata nel tempo divenendo una calzatura alta fino alla caviglia.

     

    Si desidera ringraziare la restauratrice Federica Moretti che, oltre ad aver partecipato in fase di restauro alle operazioni di pulitura, consolidamento e correzione delle deformazioni, ha eseguito la documentazione grafica e molte delle immagini fotografiche che documentano l'intervento.

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  • Turbine antologia, Stefano Arienti

    scheda di restauro in costruzione

    Il 5 giugno 2008 l’opera Turbine Antologia di Stefano Arienti - artista di fama internazionale nato ad Asola, nel Mantovano, nel 1961- di proprietà delle Civiche Raccolte d’Arte del Comune di Milano, è stata consegnata all’ISCR per un necessario intervento di restauro e la progettazione di un idoneo sistema conservativo ed espositivo.

    L’opera si presentava considerevolmente danneggiata nei suoi elementi costitutivi ed in tali condizioni  non poteva essere più esposta; era infatti conservata nei depositi del Museo del Novecento.

    L’intervento ha costituito una rara occasione di studio della singolare tecnica esecutiva, utilizzata dall’artista a partire dalla metà degli anni Ottanta.

    Il delicato restauro, eseguito presso il Laboratorio di restauro manufatti in carta e pergamena, è stato ultimato nel 2010  e le Turbine sono state riconsegnate al Museo proprietario.

     

    Un sentito ringraziamento va all’artista che, prima dell’inizio del restauro, ha trascorso una mattinata nel Laboratorio illustrandoci la sua tecnica esecutiva e riflettendo su alcuni aspetti metodologici del lavoro.

    Si ringraziano inoltre Giovanna Antonelli, restauratore libero professionista, per la fattiva e preziosa collaborazione all’intervento di restauro e Ivano Francavilla, dell’omonima ditta, per l’instancabile contributo nella progettazione e realizzazione dei sostegni e dei contenitori per la conservazione e l'esposizione dell’opera.

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  • Portiera Oddi-Montesperelli

    La portiera Oddi-Montesperelli (mm 1760 x 1080) proviene dalla raccolta antiquaria di Stefano Bardini (1863-1922) e di suo figlio Ugo, acquisita dallo Stato italiano nel 1996 (e denominata Museo e Galleria Mozzi Bardini), comprendente circa 30.000 oggetti d'arte di varia tipologia, epoca e provenienza. Essa è parte di un’ampia collezione di arredi in cuoio dorato e dipinto (paliotti, parati, rivestimenti di mobilia, ecc.) - tra le più rilevanti in Italia per numero e qualità dei pezzi – composta da manufatti sia integri che frammentari, databili tra XVI e XVIII secolo.

    L’ISCR ha dedicato a questa collezione un progetto di studio e d’intervento, finanziato dal Mibac nell’ambito della programmazione lavori pubblici per gli anni 2003 e 2005, che si è articolato nelle seguenti fasi:

    - schedatura tecnico-conservativa di un cospicuo numero di arredi selezionati per affinità tipologiche, tecniche di esecuzione, repertori decorativi e iconografici;

    - spolveratura e immagazzinaggio in appositi contenitori dei manufatti schedati;

    - restauro, con finalità didattiche e metodologiche, di alcuni degli arredi individuati per rilevanza storico artistica e particolare interesse dei problemi conservativi.

    L’intervento sulla portiera Oddi-Montesperelli si inserisce  in questo contesto e ha consentito di approfondire le problematiche relative al montaggio e al tensionamento degli arredi in cuoio, tema di ricerca approfondito dal Laboratorio negli ultimi anni. Coerentemente con tale linea di ricerca, nell’ambito del restauro della portiera, è stata progettata e costruita una struttura di sostegno in grado di evitare al manufatto sollecitazioni meccaniche dannose, e di evocarne insieme, per quanto possibile, l’originaria funzione d’uso.

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